La casta? Tagliare, come gli sprechi in azienda

 

La delegata di Aon: «Magari quel termine non è felice, ma i politici ci hanno lasciato 2 mila miliardi di debiti»

 

Roberta Furcolo: non sono «la Nagel», ho mie idee e opinioni Le reazioni sui media e online a quella mia domanda? Sono dovute ai cliché sulle donne

 

È diventato un piccolo caso. Roberta Furcolo ha posto una domanda schietta a Mario Monti, durante l’incontro a Piazza Affari con 400 rappresentanti della finanza e dell’ industria, e l’ attenzione dei media si è concentrata sull’ identità della signora più che sui contenuti.

La protagonista è la moglie di Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca. Furcolo, 46 anni, ha chiesto al premier se «nell’ agenda di governo si prevede di attaccare la casta e cercare meno il consenso delle parti sociali». Monti ha risposto che «la questione presuppone schiettezza, buon senso e ardire», e ha elencato i provvedimenti introdotti. È poi partito un tamtam su media e in Rete perché la domanda anticasta veniva dal «salotto buono» della finanza.

Come mai lei era tra i 400 invitati in Borsa?

«Lavoro da 24 anni nel campo dei servizi finanziari e assicurativi. Lì ero in rappresentanza della società Aon, che si occupa di risk management e brokeraggio assicurativo: io seguo le acquisizioni».

Perché ha rivolto quella domanda al premier?

«L’ ho pensata mentre ascoltavo l’ intervento di Monti, di cui ho la massima stima: ci ha spiegato quello che il governo ha fatto finora, ma che noi sapevamo già dalla stampa. Non ha dato invece visibilità a quella che sarà l’ azione futura. Ci sono molti temi aperti e il governo ha poco tempo. È importante conoscere la sua strategia. E poi si è fatto sentire il mio interesse da cittadino».

Lei ha chiesto se ci saranno provvedimenti contro la casta.

«Magari il termine casta non è stato felice, ma intendevo riferirmi ai costi della politica. Mi interessava capire a che punto fosse il tema, che credo stia a cuore alla maggior parte degli italiani. I politici hanno scaricato sulle nostre spalle 2 mila miliardi di debito, hanno una responsabilità morale e professionale. Se un’ azienda è in crisi, il nuovo management fa un’ analisi dei costi e taglia gli sprechi. È necessario iniziare a ridurre le spese della politica e dello Stato. Monti ha fatto molto. Ma la strada è lunga e lui ha poco tempo».

In che modo questo argomento è legato al suo lavoro?

«Il premier ha fatto recuperare credibilità internazionale all’ Italia, ma è importante conoscere le tappe future. I nostri azionisti sono americani e l’ affidabilità del Paese e le prospettive di crescita sono fondamentali per continuare a investire qui. Uno Stato che funziona, con meno sprechi e che fa le riforme necessarie anche a costo di non avere il consenso sociale, è il migliore passaporto per il rilancio della nostra economia. Ci sono esempi, come quello offerto dal governo spagnolo: dopo un mese di confronto tra sindacati e industriali ha legiferato, dando quella flessibilità così preziosa al mercato del lavoro».

Si aspettava queste reazioni?

«In Italia le donne sono ancora solo mogli, figlie o sorelle di un uomo. Certo, sono la moglie di Alberto Nagel, ma la mia carriera è iniziata prima che ci conoscessimo. Lui ha le sue idee, io le mie e a volte non coincidono pur nel rispetto l’ uno dell’ altro. Il problema è che si ricade facilmente nei cliché che colpiscono l’ immaginario collettivo: la donna debole (e qui la strumentalizzazione delle lacrime del ministro Fornero, che invece ha dimostrato di essere straordinariamente competente, dura ed efficace). La donna effimera, come hanno cercato di rappresentarmi, e la donna oggetto. Esiste invece una quarta dimensione che è quella della professionalità e dell’ impegno».

Ammetterà che tuttavia lei è una privilegiata.

«I propri risultati dipendono soprattutto dall’ impegno e dall’ etica che ciascuno di noi mette nelle cose che fa. Le elevate retribuzioni che spesso vengono recriminate dalla stampa corrispondono in realtà anche a tasse molto elevate. A maggior ragione è legittimo chiedersi come vengono impiegati i nostri soldi».

 

 

 

 

Francesca Basso, Corriere della Sera, 23 febbraio 2012

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *