Africa: il fattore R, come Religione

nigeria cristiani 

Gli attentati di domenica 17 giugno in Nigeria, dopo i numerosi delle settimane precedenti, confermano un trend preoccupante in cui all’aumento delle tensioni religiose nel paese si sommano altri storici fattori che hanno come conseguenza un’accresciuta instabilità. Ma la Nigeria non è l’unico paese del continente africano esposto a conflitti in cui la matrice religiosa gioca un ruolo importante.

Nell’ormai ventennale conflitto in Somalia l’estremismo musulmano di Shaabab svolge un’azione assai preoccupante anche sulla stabilità del Sahel, che ha avuto come epicentro la rivolta tuareg e il colpo di stato in Mali.

L’area saheliana e del Sahara sempre più sembra essere una chiave di volta del jahadismo africano, uno snodo sviluppatosi nel decennio scorso anche per iniziativa degli islamisti algerini che si spostarono verso sud e costruirono i loro santuari in pieno deserto. I militanti nigeriani di Boko Haram, per esempio, vengono addestrati nel deserto del Niger e del Mali e al termine della formazione terroristica fanno ritorno in patria.

In Africa però le religioni non sono da sempre terreno di scontro: spesso hanno giocato e giocano un ruolo fondamentale per la pace e la sicurezza del continente. Le generalizzazioni che richiamano alla ‘guerra di religione’ aiutano poco a fare chiarezza e ad approfondire le possibili cause storiche, sociali, politiche ed economiche che spesso stanno dietro anche a questo tipo di avvenimenti.

SCENARIO
In Africa Sub-sahariana vi sono tre principali focolai di tensione collegati a fattori di ordine religioso. La Nigeria sembra essere la zona a rischio più immediato per quanto riguarda un’esplosione delle tensioni tra confessioni religiose: da un lato infatti si sovrappongono alle questioni identitarie rivendicazioni sociali ed economiche ben radicate nella società e nella storia nigeriana; dall’altro lato la presenza di un organizzato e temibile gruppo terroristico, Boko Haram, potrebbe funzionare come detonatore di tensioni latenti. La vicenda somala, iscrivibile nelle più ampie questioni del Corno d’Africa, potrebbe giungere quest’anno a un punto di svolta: ad agosto lo scadere delle istituzioni federali di transizione obbligheranno una più generale riconsiderazione della vicenda del paese, e dell’effettivo peso politico che alcune organizzazioni, tra cui al-Shaabab, hanno sul terreno. Il futuro della Somalia è imperscrutabile da anni ed è difficile ipotizzare una direzione del processo politico. Ma la fine del periodo di transizione significherà un chiarimento nelle relazioni tra governo e al-Shaabab, chiarimento che potrà prendere la piega di una parziale inclusione nei nuovi assetti del paese, oppure un sempre più deciso contrasto. Infine, le tensioni religiose che caratterizzano la fascia saheliana hanno assunto connotazioni molto più preoccupanti da quando il Mali è di fatto non governato e spaccato in due, in seguito alle rivolte tuareg nel nord del paese e al colpo di stato. Nella fascia più fragile del continente, non solo dal punto di vista climatico, le tensioni religiose, se non adeguatamente e prontamente affrontate, rischiano di diventare elementi di una più prolungata e duratura instabilità.

Nigeria. Il più popoloso paese d’Africa (158 milioni di abitanti, su una popolazione continentale di 1 miliardo di persone) versa da anni in condizioni di instabilità endemica interna, causata da un lato dalle grandi diseguaglianze legate alla produzione di petrolio e alla concomitante mancanza cronica di infrastrutture e alla povertà, dall’altro dal fatto che la transizione democratica non si è conclusa ancora in modo convincente. I due compromessi su cui si basa il precario equilibro delle istituzioni – potere centrale-stati federati, islam-cristianesimo – sono sempre a rischio. I disordini e le violenze si concentrano ancora una volta negli stati settentrionali, mettendo in crisi la legittimità e la credibilità di un presidente del sud, eletto nel 2011 forzando l’accordo informale di alternanza al potere tra un presidente musulmano del nord e uno cristiano del sud. Nel 2011 la setta fondamentalista di Boko Haram, definita dal Dipartimento di Stato americano come la più temibile minaccia di Al Qaeda in Africa, ha sferrato alcuni attacchi, ogni volta più sanguinosi e esibiti, contro luoghi di culto cristiani e la sede delle Nazioni Unite ad Abuja. L’evoluzione della vicenda nigeriana è molto incerta e legata alla forza militare di Boko Haram così come alla reale capacità che il governo nigeriano può avere di contrastarne l’ondata di violenza.

Fascia saheliana, incluso il Mali. E’ assolutamente prioritaria l’instabilità che attraversa tutta la fascia sahelo-sahariana, dove si incontrano e scontrano il jihadismo e la militarizzazione dell’area realizzata dagli Stati Uniti, in proprio e armando i governi locali (Niger e Mali). Di per sé il processo di stabilizzazione politica dei paesi nordafricani, ancora dalla durata e dall’esito incerti, non esclude che continui questa forma di belligeranza. In Mali, in particolare, la rivolta dei Tuareg a nord, saldatasi in modo più o meno inconsapevole con forze jihadiste di ispirazione esterna, ha di fatto portato alla polverizzazione delle istituzioni di uno dei più riusciti esperimenti di democratizzazione del continente, facendo presagire per il paese, e per esteso per l’area, un periodo di instabilità simile a quella che nel Corno d’Africa ha come epicentro la Somalia. I fattori di matrice fondamentalista si sommano a elementi endogeni di fragilità come la porosità dei confini, l’estensione territoriale di stati istituzionalmente deboli e la caratteristica inospitalità dei luoghi, risultando in un problema di difficile soluzione.

Il Corno d’Africa e la Somalia restano probabilmente la regione del continente dove le crisi in atto, interne e regionali, rischiano di deflagrare a catena. Contravvenendo a una vecchia regola consolidata, gli attori locali, nazioni o movimenti, sono caduti nell’errore di porre i propri obiettivi alla mercé della politica internazionale. Alle consuete interferenze dall’esterno si è aggiunto nel 2011 il Kenya, che è entrato in territorio somalo da sud attaccando militarmente gli insediamenti di al-Shabaab, e nuovamente l’Etiopia che preme da ovest. Il “buco nero” dell’area è rappresentato dalla vasta regione in cui operano e in parte governano i miliziani di al-Shabaab, che sono trattati dai più puramente e semplicemente come “terroristi” ma che sono una forza politica sul terreno, per quanto negli ultimi mesi siano in ritirata militare e politica in seguito agli attacchi delle forze Amisom, keniote, americane e in seguito ai devastanti effetti della carestia. La forza, militare e politica, di al-Shabaab non è comunque da sottovalutare considerato anche quanto queste forze sono radicate nella società somala.

 

LE CONFESSIONI RELIGIOSE

africa-religioniFonte: Atlas of the Twentieth Century – Matt White

La divisione su base confessionale dell’Africa tra religioni tradizionali, musulmani e cristiani riflette le influenze che si sono succeditenel Continente Nero.

Come evidenziato dall’infografica, a nord del continente prevale l’Islam, retaggio dell’Impero Ottomano e della penetrazione araba che qui per circa dieci secoli ha diffuso il loro credo. A sud, invece, i missionari delle potenze coloniali europei – soprattutto nel corso dell’Ottocento – hanno diffuso la religione cristiana nelle sue varie forme, in particolare protestante e cattolica. Una storia a parte è quella della diffusione della Chiesa copta in Etiopia, civilizzata nel IV secolo d.C. A far da sfondo a questa dicotomia, il credo animista è sopravvissuto nella fascia centro-meridionale, soprattutto nelle zone in cui la penetrazione dall’esterno è stata più difficile anche a causa della configurazione geografica e naturale. Fino al 2011 la convivenza tra religioni era stata la norma più che l’eccezione, anche a causa anche del fatto che nel continente è diffusa una definizione pluralista delle identità individuali che facilita la convivenza tra orientamenti diversi dal punto di vista religioso. La principale zona di attrito tra religioni è costituita dall’area saheliana-sudanese che va dalla Somalia alla Mauritania.

I GRUPPI EVERSIVI

africa-eversivi

I Paesi dove operano i gruppi eversivi

Sono quattro i principali gruppi eversivi a sfondo islamico che operano nei Paesi colorati in rosso: Somalia, Uganda, Kenya, Nigeria, Niger, Mali, Algeria e Mauritania.

Nel Corno d’Africa, è forte la presenza di Al Shabab, miliziani islamici che controllano parte della Somalia e si dichiarano come cellula “ufficiale” di Al Qaeda nella parte orientale del continente. Nell’area occidentale, sono operativi tre diversi gruppi in apparente stretta coordinazione. In Nigeria è attivo Boko Haram che, come qua sotto esposto, ha più volte colpito i fedeli cristiani nel corso degli ultimi mesi. In Algeria è presente la sezione maghrebina di Al-Qaeda: AQIM (Al-Qaeda in Maghreb). Essa mostra però importanti divisioni al suo interno, tanto che in Mauritania si è costituita una sua costola composta da “dissidenti”: è Jamat Tawhid Wal Jihad Fi Garbi Afriqqiya, famigerata in Italia per aver sequestrato la cooperante italiana Rossella Urru. In Uganda è attivo il Lord’s Resistance Army, un gruppo paramilitare di matrice cristiana, recentemente balzato all’attenzione dell’opinione pubblica per i crimini commessi dal suo leader, Joseph Kony.

CRONOLOGIA – GLI ULTIMI SEI MESI

Agosto 2011 – Il 27 agosto un’autobomba colpisce la sede delle Nazioni Unite ad Abuja, capitale della Nigeria, causando una ventina di vittime. A rivendicare l’attacco è Boko Haram. 

Dicembre 2011 – Nel giorno di Natale si verificano numerosi attacchi coordinati contro chiese cristiane. Il conto delle vittime raggiunge 40 fedeli. Gli attentati sono rivendicati ancora una volta dal gruppo islamico Boko Haram.

Gennaio 2012 – Tra l’Epifania ed il 10 gennaio, vengono attaccati due pullman di musulmani: l’azione è attribuita a sette cristiane. Alla fine si contano circa una ventina di morti. Il 27 gennaio, a Kano, la seconda città più popolosa della Nigeria, Boko Haram colpisce di nuovo. Attacchi simultanei con kamikaze e bombe provocano 185 morti.

Aprile 2012 – Nel giorno di Pasqua, a Kaduna, un kamikaze alla guida di un’autobomba penetra in un compound di una chiesa cristiana. I morti sono 36, e circa una dozzina i feriti.

Giugno 2012 – Boko Haram colpisce ancora. Due chiese cristiane vengono assaltate a Biu e Jos. 4 sono i morti ed oltre 40 i feriti.

 

ISPI dossier 

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