La crepa trasversale tra Usa e Ue

 USA-UE Transatlantic Trends 2012

“Transatlantic Trends” è da tempo uno strumento indispensabile per capire le tendenze dell’opinione pubblica in Europa e negli Stati Uniti. Il Rapporto 2012 non fa eccezione. Anzi, la sua importanza è accresciuta sia dall’allargamento dell’indagine alla Russia che dal fatto che l’indagine sia stata condotta nel contesto di una crisi economica che non ha precedenti (per gravità, estensione e lunghezza) nel secondo dopo-guerra. Sebbene il Rapporto 2012 tratti molti temi (e merita di essere letto interamente e con attenzione), qui mi concentrerò su tre aspetti: l’opinione di europei e americani sui legami transatlantici, sull’Unione europea (Ue) e sugli Stati Uniti (Usa).

Convergenze di fondo
La crisi economica ha accentuato la percezione che l’Ue e gli Usa sono reciprocamente necessari. Maggioranze di 2/3 di americani ed europei ritengono che la cooperazione tra le due sponde dell’Atlantico sia indispensabile per gestire con successo i problemi internazionali. Lo sguardo americano non è più rivolto verso l’Asia, ma è ritornato a guardare principalmente l’Europa.

Allo stesso tempo, maggioranze di americani e di europei ritengono che la crisi abbia accentuato le diseguaglianze nei rispettivi paesi, a vantaggio di minoranze economiche e finanziarie privilegiate. E una larga maggioranza di americani guarda favorevolmente all’Ue e ad un suo maggiore ruolo internazionale.

Contemporaneamente, una maggioranza assoluta di europei ha una visione favorevole degli Usa del presidente Obama ritenendo desiderabile la leadership americana negli affari mondiali. Fanno eccezione, però, i paesi dell’Europa del Centro e dell’Est, le cui opinioni pubbliche sembrano essere diffidenti verso presidenti americani troppo multilaterali o dialoganti.

Continua ad esserci, inoltre, un sostegno maggioritario, seppure declinante, su entrambe le sponde dell’Atlantico, nei confronti della Nato. Infine, pur rimanendo la divergenza tra americani ed europei sull’opportunità dell’intervento militare in Iraq e in Afghanistan, entrambe le opinioni pubbliche sembrano aver maturato visioni convergenti sugli attuali issues internazionali, come la necessità di intervenire in Libia, di ritirarsi dall’Afghanistan, di utilizzare strumenti economici per condizionare l’Iran.

Meno moneta, più politica
L’opinione degli europei sull’Ue continua a rimanere positiva, nonostante la crisi economica ne abbia scosso non poco le fondamenta. Tale opinione favorevole non è condivisa da quasi la metà dei cittadini britannici e, sia pure più limitatamente, svedesi. È singolare però che l’opinione favorevole nei confronti dell’Ue non includa l’euro, nei cui confronti (anzi) sta montando (con la sola eccezione della Germania) un sentimento di sfiducia.

Nello stesso tempo, minoranze considerevoli di europei, con l’eccezione della Germania, sono contrarie ad una centralizzazione comunitaria delle decisioni sulle politiche fiscali e di bilancio. Se la cancelliera tedesca Angela Merkel è emersa come il principale leader europeo nel contesto della crisi economica, le sue capacità di crisis management sono valutate differentemente dai diversi pubblici europei. In media, la sua linea del rigore di bilancio è sostenuta dalla maggioranza assoluta degli europei, anche se il sostegno è alto nei paesi del Nord e basso in quelli del Sud Europa.

Probabilmente, la divisione Nord-Sud del continente è dovuta non tanto alla natura delle politiche adottate, ma al fatto che queste ultime non sono emerse da scelte delle istituzioni comunitarie bensì dalle pressioni dello stato membro più forte dell’Unione. Tant’è che ben la metà degli europei è favorevole a ulteriori tagli nella spesa pubblica e più della metà (con l’eccezione, questa volta, in negativo della Germania) è favorevole ad aiutare gli stati membri in difficoltà con il fondo salva-stati. Si può dire che il progetto di integrazione europea è sopravvissuto alla crisi economica, mentre lo stesso non può dirsi per il sistema di governance della moneta comune.

Cuneo infra-atlantico
Il Rapporto 2012 fornisce anche una radiografia sullo stato dell’opinione pubblica americana in un anno elettorale. Naturalmente l’elezione presidenziale è al centro dell’attenzione (e continua ad essere percepita in Europa come l’unica elezione con una valenza globale). Se gli europei potessero votare, ben i 2/3 sceglierebbero il presidente in carica, con un sostegno minore da parte dell’Europa centrale e orientale e nonostante un singolare raffreddamento britannico nei confronti sia degli Usa che del suo presidente.

Quest’ultimo continua ad avere anche il sostegno di una maggioranza di cittadini americani, anche se si tratta di una maggioranza risicata e comunque ridotta rispetto a quella del passato. Una maggioranza che potrebbe ulteriormente ridimensionarsi nel corso della campagna elettorale, vista la polarizzazione politica senza precedenti del paese. Naturalmente, ciò è dovuto al fatto che gli europei guardano esclusivamente alla politica estera degli Usa, mentre i cittadini americani guardano principalmente alle politiche interne.

Il Rapporto 2012 sembra quindi confermare quella singolare divisione che era emersa con la crisi irachena del 2003: da un lato, gli europei di destra e di sinistra e gli americani che votano Democratico, dall’altro lato gli americani che votano Repubblicano. Si tratterà di vedere, nei prossimi Rapporti, se le opinioni dei cittadini dell’Europa centrale e orientale evolveranno verso posizioni simili a quelli degli americani che votano Repubblicano, creando così un cleavage infra-atlantico piuttosto che trans-atlantico. Questa struttura delle divisioni va seguita con attenzione in quanto avrà conseguenze di rilievo sulle politiche di sicurezza delle due sponde dell’Atlantico e più generalmente sulle scelte internazionali sia degli Usa che dell’Ue.

 

Sergio Fabbrini, Direttore della Luiss School of Government

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *