Corsa all’ultimo Vertice per salvare l’Ue

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C’è tornata la ‘verticite’, afferma Emma Bonino, vice-presidente del Senato, leader radicale, federalista da sempre. E, stavolta, la ‘verticite’ ci dà un senso di ebbrezza, perché, della sfilza d’incontri fra leader per uscire dalla crisi, quello più atteso e più significativo, l’unico da cui potrebbe uscire qualcosa che non sia acqua fresca, è il Consiglio europeo di fine mese, a Bruxelles, il Vertice della Crescita, com’è stato già catalogato a priori.

Nella successione ‘ansiogena’ di G8, G20 e Consiglio europeo, “il fallimento che avrebbe più contraccolpi sarebbe proprio l’europeo – constata la Bonino, in un’intervista a EurActiv. Più che esserne orgogliosi, bisogna esserne consapevoli e affrontare l’appuntamento in modo responsabile”.

Pacchetto di compromesso
I presupposti ci sono, dopo che né il G8 di Camp David in maggio né il G20 di Los Cabos all’inizio della settimana hanno davvero lasciato il segno, a riprova del deficit di governance internazionale che accentua le difficoltà della situazione. La preparazione del Consiglio di Bruxelles sta passando attraverso una serie di tappe delicate: Eurogruppo ed Ecofin a Lussemburgo, il Quadrangolare a Roma tra Italia, Francia, Germania e Spagna voluto dal premier Mario Monti.

Svoltosi nella scia dell’esito positivo, o almeno non drammatico, per l’euro e per l’Ue delle elezioni politiche greche bis, l’incontro messicano ha avuto il merito di non acuire, anzi di stemperare, almeno a parole, tensioni e polemiche fra i protagonisti della crisi, l’America e l’Europa, la Cina e i Brics.

I lavori si sono chiusi con un attestato di fiducia all’Unione del presidente statunitense Barack Obama: un atto forse dovuto, dopo le punture di spillo transatlantiche della vigilia e dell’apertura. “L’Europa ce la farà”, dice Obama, dopo avere finalmente incontrato i leader dell’Ue – bilaterale saltato il primo giorno per il protrarsi della plenaria: “È pronta a misure coraggiose e non imploderà”.

Il professor Monti avverte che i dieci giorni tra il G20 e il Consiglio europeo di fine mese “saranno decisivi”, ammette che l’Eurozona “ha un problema serio”, ma rileva che “non è l’unico squilibrio dell’economia mondiale”. I Grandi dell’Euro lavorano a un pacchetto di compromesso che potrebbe tenere conto delle priorità di ciascuno e di cui il premier italiano potrebbe essere demiurgo e mallevadore: il rigore tedesco e la diversificazione ‘all’italiana’ tra spese e investimenti; misure d’ulteriore liberalizzazione e di completamento del mercato interno, come chiesto da Roma, Londra e numerose altre capitali; stimoli alla domanda e investimenti in infrastrutture con strumenti europei tipo i ‘project bonds’ e i fondi Bei, come sollecitato dalla Francia; miglioramenti della governance, sia economica – l’Unione bancaria – che politica.

Unione politica
La cancelliera Merkel rilancia l’Unione politica e da Berlino vengono proposte d’elezione diretta del presidente della Commissione europea, che potrebbe cumulare in una sola persona le funzioni di presidente del Consiglio europeo: magari sono solo mosse per ‘spostare la palla’, ma forse merita ‘vedere’ il gioco dei tedeschi, se è un bluff o se, invece, chiamano il bluff di altri, come la Francia, sempre restia a cedere porzioni di sovranità.

Nel documento finale, il G20 indica le priorità della crescita e dell’occupazione e delinea un piano d’azione coordinato. Sul fronte della difesa dalle crisi, il Fondo monetario internazionale (Fmi) vede le proprie risorse rafforzate, grazie a un’iniezione di 456 miliardi di dollari, un sesto dei quali (75 miliardi) provenienti dai Brics. Nella sua analisi, l’Fmi giudica “urgente e cruciale per la stabilità la crescita dell’Eurozona”; e indica, per l’Italia, le priorità della riforma del lavoro e della competitività.

Le dichiarazioni ‘post Vertice’ degli europei sono un po’ cacofoniche. Monti dice che ci vogliono più crescita e investimenti. Il presidente francese Francois Hollande giudica eccessivi gli spread di Italia e Spagna e vuole che l’Ue esca dal vicolo cieco ‘banche – debito’. La Merkel abbina crescita e rigore nel risanamento dei conti e nel consolidamento dei bilanci e insiste sulla necessità d’una maggiore integrazione europea, ricordando, pure, alla Grecia che bisogna stare ai patti. E il premier britannico David Cameron rinnova il ‘no’ alla ‘tobin tax’, cioè a una forma di tassazione delle transazioni finanziarie.

Piano G20
Le conclusioni del Gruppo destinato ad assicurare la governance economica internazionale nell’ora della crisi delineano un piano di crescita e sviluppo destinato alla creazione di posti di lavoro e basato sulla spesa pubblica, non più solo sui tagli ai bilanci: indicazioni che possono incidere sulla trattativa interna all’Unione europea, dando una spinta al ‘partito’ del rilancio degli investimenti, composto da Italia e Francia, e segnando una battuta d’arresto per l’alfiere del rigore, la Germania.

“Vogliamo promuovere la crescita e la creazione di posti di lavoro”; e, per farlo, bisogna tirare anche la leva della spesa a debito. È quanto si legge nella dichiarazione finale, che, senza però entrare nel dettaglio delle soluzioni, costituisce una sorta di “Los Cabos growth and jobs action plan”, un piano d’azione in materia di crescita e lavoro, lungi però dall’essere una ‘road map’ credibile per la zona euro.

Dietro l’accelerazione per la crescita, ci sono i paesi emergenti e gli Stati Uniti. Le nuove economie cominciano a guardare con preoccupazione l’avvitarsi della crisi europea e, soprattutto, l’atteggiamento pregiudiziale a qualsiasi cambiamento di strategia da parte della Germania. C’è, dunque, un pressing perché l’Europa prenda rapidamente decisioni. Ma tutti i rappresentanti dell’Ue al G20 hanno rivendicato la propria autonomia ed evocato le responsabilità americane nella genesi della crisi.

Il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha detto: “Questa crisi è stata originata in Nord America e molti dei nostri istituti finanziari sono stati contaminati a causa delle non ortodosse pratiche delle strutture finanziare Usa. Non siamo venuti qui al G20 a prendere lezioni da nessuno”. E pure Monti è stato chiaro: “Nessuno pensa che l’Ue sia la fonte del problema”, facendo riferimento agli squilibri finanziari di cui gli Usa sono “protagonisti”.

Ma Los Cabos è già lontana. E il ‘Vertice della Crisi’ vicinissimo: i dieci giorni che Monti contava si stanno consumando.

 

di Giampiero Gramaglia, consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali

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