Mozione condivisa sulla politica europea dell’Italiapagina 2

l’accordo ha una valenza soprattutto politica in quanto ribadisce, conferma e rafforza impegni che in gran parte erano già stati assunti dai Paesi membri e dall’Unione europea in diverse occasioni nel corso del 2011. Nel presente processo negoziale sarebbe desiderabile: a) assicurare la coerenza dell’accordo con obblighi già assunti dai Paesi membri, quali ad esempio i regolamenti del cosiddetto «six pack» ed in particolare i regolamenti (CE) n. 1175/2011 e n. 1177/2011 con i relativi riferimenti alle riforme strutturali, alle soglie consentite per il deficit strutturale annuale ed ai fattori rilevanti per la valutazione della riduzione annuale del debito dei Paesi; b) sottolineare il ruolo centrale delle istituzioni comunitarie, in primo luogo della Commissione europea e della Corte di giustizia dell’Unione europea, evitando o limitando al minimo indispensabile la creazione di entità che siano fonte di duplicazione e di alterazione dell’equilibrio interistituzionale Commissione-Consiglio-Parlamento; c) ribadire il principio dell’unitarietà del diritto comunitario e del primato del metodo comunitario; d) sottolineare, in considerazione del carattere prettamente politico dell’accordo, la necessità che esso tocchi i temi della crescita, dell’occupazione e dei meccanismi di stabilizzazione, ancorché non si tratti dell’oggetto specifico dell’accordo stesso; i soli obiettivi del rigore finanziario e della riduzione del debito pubblico non possono esaurire l’orizzonte della risposta europea alla crisi occorrendo, invece, integrare le misure a favore del consolidamento delle finanze pubbliche con una nuova politica a sostegno della crescita e dell’occupazione a livello europeo; e) considerare una regola appropriata per la decorrenza dell’entrata in vigore dell’accordo, essendo quest’ultimo uno strumento di «cooperazione rafforzata» con caratteristiche peculiari, ed evitando così che esso possa entrare in vigore con la ratifica di un numero inadeguato e politicamente poco significativo di Stati membri;

in questo contesto è indispensabile rafforzare in ciascun Paese il rapporto fra Governi e Parlamenti e, in Italia, non solo assicurare un’informazione sistematica e tempestiva del Parlamento italiano da parte del Governo nell’attuale fase negoziale, ma rafforzare e rendere più efficace e sistematico il raccordo ordinario nelle materie europee anche accelerando la conclusione dell’iter del progetto di riforma della legge n. 11 del 2005 e avviando la revisione dei regolamenti parlamentari,

impegna il Governo:

a continuare a perseguire con determinazione il rafforzamento del tradizionale ruolo dell’Italia quale membro fondatore dell’Unione Europea con l’obiettivo di riaffermare il metodo comunitario quale asse centrale del processo di integrazione, riducendo il peso, oggi eccessivo, del metodo intergovernativo e rilanciando la prospettiva di un’unione federale;

ad illustrare ai Paesi membri ed alle autorità istituzionali dell’Unione europea la portata delle misure adottate a più riprese nel corso del 2011 dall’Italia per il risanamento finanziario e recentemente per la competitività e la crescita, evidenziando in modo particolare l’impegno costituzionale in corso di attuazione in materia di pareggio di bilancio e l’impegno del Parlamento e di tutte le maggiori forze politiche per una scelta strategica di lungo periodo a favore di politiche di serietà e di rigore e per l’adozione del modello europeo dell’economia sociale di mercato, scelte che vengono in tal modo sottratte al variare delle contingenze mutevoli della politica, offrendo un impegno strategico e di lungo periodo e chiedendo un sostegno egualmente strategico e di lungo periodo;

a considerare, nel corso del negoziato di cui in premessa, i seguenti aspetti:

a) assicurare la continuità fra le misure adottate in materia di «six pack» ed il nuovo trattato, in particolare per quanto riguarda gli obblighi di riduzione del debito eccessivo che devono tener conto dell’andamento del ciclo economico, e di altri fattori tra cui l’ammontare del debito pensionistico e del livello del risparmio privato;

b) specificare il ruolo della Corte di giustizia dell’Unione europea in relazione al controllo dell’attuazione del principio della golden rule negli ordinamenti nazionali, evitando di dilatarlo in modo improprio;

c) stabilire un giusto equilibrio fra la politica di riduzione del deficit e del debito, le politiche di stabilizzazione dell’euro e la politica per la crescita attraverso molteplici interventi: il rafforzamento da parte del Consiglio europeo di tutti gli strumenti di intervento sui mercati finanziari sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo per stabilizzare le dinamiche dei debiti sovrani; l’aumento delle risorse del Fondo europeo di stabilità finanziaria; la rapida entrata in funzione dell’European stability mechanism (Esm), migliorato quanto a modalità di azione e a quantità di risorse, sincronizzando con l’avvio della sua attività anche l’attuazione delle altre misure adottate dai Consigli europei nell’autunno 2011, tra cui le indicazioni relative all’Autorità bancaria europea; un ruolo centrale della Banca centrale europea, nel rispetto della sua indipendenza, al fine di evitare una crisi di illiquidità;

d) sostenere il pieno coinvolgimento in tutte le sedi decisionali di tutti i rappresentanti delle istituzioni europee a partire dai Presidenti del Parlamento e della Commissione europea;

e) indicare, per l’entrata in vigore dell’accordo, la necessità di ratifica di un numero adeguato e politicamente significativo di Paesi dell’area euro;

f) appoggiare l’introduzione di una tassazione sulle transazioni finanziarie prospettando l’opportunità che essa si applichi a tutti Paesi membri dell’Unione europea e perseguendo contemporaneamente una più ampia intesa globale anche oltre i limiti dell’Unione europea;

a considerare, al di là del processo negoziale relativo al trattato in discussione, l’opportunità in sede europea di riesaminare il ruolo delle agenzie di rating, considerando la possibilità di smantellare posizioni di oligopolio nel settore o anche quella di istituire una agenzia di rating europea;

a porre al centro della riflessione politica europea le politiche dello sviluppo e della crescita, il completamento del mercato interno, in particolare di quello dei servizi, l’innovazione e la ricerca scientifica con l’obiettivo di fare dell’Europa l’economia della conoscenza più grande del mondo, considerando in tale ambito anche la possibile adozione di strumenti innovativi di finanziamento allo sviluppo, quali eurobond e project bond;

a informare in modo sistematico e tempestivo le Camere sulle nuove iniziative di politica europea, sulle misure legislative in materia di governance, sull’andamento del negoziato per il nuovo trattato e ad assumere posizioni coerenti con gli indirizzi parlamentari;

a promuovere una dichiarazione a latere del trattato da sottoscrivere con altri Paesi disponibili che affermi l’opportunità di riaprire, in tempi e modi opportuni, il processo costituente verso una unione politica dei popoli europei.

(1-00800)

(Ulteriore nuova formulazione) «Cicchitto, Franceschini, Galletti, Della Vedova, Pisicchio, Amici, Baretta, Boccia, Buttiglione, Corsaro, Frattini, Giachetti, Gozi, Lenzi, Maran, Pistelli, Quartiani, Rosato, Tempestini, Ventura, Villecco Calipari, Pianetta, Vernetti, Cambursano».

(10 gennaio 2012)

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